La prima bozza di legge Finanziaria per il 2026 sembra aver limitato fortemente gli interventi in ambito di previdenza pubblica e complementare. Ma non è ancora detta l’ultima parola. Nell’attesa, ecco il ruolo che potrebbe avere il TFR per consentire di andare in pensione prima: ne abbiamo parlato nel pezzo di Valentina Conte per La Repubblica, con le nostre elaborazioni @smileconomy e i commenti di Andrea Carbone.
La proposta, non presente nella prima bozza della Legge di Bilancio 2026, era di usare il TFR dei lavoratori di aziende con più di 50 dipendenti per consentire di superare le soglie previste dalla pensione anticipata contributiva (64 anni di età invece dei 67 anni previsti per la vecchiaia).
In sostanza, oltre a sommare i contributi INPS e quelli nel proprio fondo pensione, si sarebbe potuto considerare anche il valore del TFR lasciato in azienda (ma fisicamente depositato presso il Fondo di Tesoreria INPS, trattandosi di imprese con più di 50 addetti). In base alle bozze circolate, ci sarebbe stato l’obbligo di percepire in rendita il TFR accumulato.
Per rendere questa novità applicabile nel 2026, si sarebbe però dovuto estendere il requisito di pensione anticipata contributiva anche ai lavoratori pre 1996 (previo ricalcolo contributivo dell’assegno), con un impatto sulla spesa pensionistica che probabilmente ne ha sconsigliato l’adozione.
Anche perchè, come mostrano le nostre elaborazioni, per redditi troppo bassi il TFR sarebbe comunque stato insufficiente per superare le soglie, mentre per redditi più alti il requisito sarebbe già raggiungibile, a prescindere dal TFR.
Per maggiori dettagli, dopo il video di presentazione, trovate il pezzo con le nostre elaborazioni e commenti. Buona lettura!
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