Dal primo di luglio sono cambiate tante cose nel mondo della previdenza integrativa e per i lavoratori dipendenti in particolare. Ne ha parlato Pieremilio Gadda in un pezzo per Corriere della Sera Economia, con i commenti di Andrea Carbone e le nostre elaborazioni @smileconomy.
Con il nuovo meccanismo di adesione automatica i neo-assunti alla prima attività lavorativa hanno 60 giorni per decidere se tenere il TFR in azienda o se conferirlo al fondo pensione di propria scelta. Se non si esprimono, vengono iscritti in automatico al fondo negoziale di categoria, con il conferimento del TFR e il versamento del contributo datoriale.
Meccanismo simile per i neo-assunti che già stavano lavorando: per loro, se al momento dell’assunzione vi è un fondo pensione attivo e nell’azienda precedente il TFR era stato destinato alla previdenza integrativa, scattano 60 giorni per decidere se continuare a versare il TFR nel fondo pensione prescelto o se invece, restando in silenzio, approdare al nuovo meccanismo di adesione automatica.
Nel pezzo abbiamo dato il nostro contributo simulando il tasso di sostituzione complessivo che si potrebbe raggiungere versando il TFR in un fondo pensione e beneficiando del contributo datoriale: complessivamente, sommando pensione pubblica e complementare, un dipendente potrebbe arrivare ad avere un tasso di sostituzione anche superiore al 100%, qualora iniziasse giovane e si facesse aiutare dai mercati finanziari.
Nella seconda parte dell’articolo, in attesa dell’eventuale “fondo pensione di Stato” per i giovani, abbiamo invece simulato i benefici che si potrebbero avere investendo fin dalla più tenera età in un fondo pensione, considerando vari schemi di incentivazione previsti in Italia e nel mondo.
Per tutti i dettagli e gli approfondimenti, dopo il video di introduzione, ecco il link al pezzo. Buona lettura!
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Buona lettura!
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