E’ meglio un piano di accumulo o un versamento unico? E quale è la differenza in termini di rendimento? Questa la riflessione che ci è stata proposta da Paola Valentini per Milano Finanza, alla quale abbiamo dato il nostro contributo con le elaborazioni @smileconomy e i commenti di Andrea Carbone.
Per prima cosa abbiamo simulato i diversi rendimenti attesi per due profili di rischio (70% obbligazionario – 30% azionario e viceversa 30%-70%), per tre orizzonti temporali di 10, 20 e 30 anni.
Da un lato abbiamo stimato il rendimento di un versamento unico di 100.000 euro e dall’altro l’equivalente piano di accumulo, con differenze di performance finali che, in uno scenario probabilistico equilibrato, vanno dal 21% al 125% per i profili considerati.
Abbiamo poi svolto le stesse simulazioni in uno scenario prudenziale dei mercati, dove un terzo degli scenari positivi, sopra la media, vengono tolti: qui le differenze tra un versamento unico e un piano di accumulo diventano tra l’1% e il 40%.
Le simulazioni confermano, naturalmente, la maggior efficienza di un versamento unico, che vede “lavorare” le risorse investite per un maggior periodo di tempo. Ma confermano anche che, in scenari negativi di mercato, i piani di accumulo (oltre spesso a essere l’unica strada percorribile per chi non dispone dell’intero capitale) consentono di ridurre il rischio e ammortizzare gli alti e bassi.
Per tutti i numeri e i commenti, dopo il video, ecco il pdf del nostro pezzo per Milano Finanza. Buona lettura!
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