Il taglio del cuneo fiscale a carico del lavoratore di 6-7 punti percentuali ha un difetto: parte dell’aumento versato nella busta paga viene subito “mangiato” dalle tasse. Ecco perchè tra le varie ipotesi c’è quella di mantenere l’aliquota IRPEF del 23% fino al limite di 28.000 euro (e non fino ai 15.000 euro attuali). Una possibile misura a beneficio non solo di chi ha redditi fino a 35.000 euro (che ha un taglio del 6% del cuneo), ma di tutti coloro che sono sottoposti a tassazione IRPEF. Una misura quindi potenzialmente costosa, che andrà valutata con attenzione insieme a tutte le altre iniziative attualmente in discussione. Ma quale sarebbe l’effetto netto in busta paga di questa iniziativa? Ecco le nostre elaborazioni @smileconomy per il pezzo di Valentina Conte per La Repubblica, commentate da Andrea Carbone: il mantenimento del taglio del cuneo porterebbe incrementi netti tra i 79 e i 102 euro al mese. Ma l’estensione dell’aliquota del 23% porterebbe “solamente” tra i 6 e i 20 euro netti in più: nel pezzo troverete maggiori dettagli. Buona lettura!
P.S. I contributi spostati in busta paga non vanno a diminuire il valore della pensione futura, perchè i contributi vengono comunque “pagati” dalla collettività!
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Buona lettura!
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