La convenienza del riscatto di laurea va valutata caso per caso. Ed è quello che abbiamo fatto per un pezzo di Gabriele Petrucciani per Corriere .it con i commenti di Andrea Carbone e le nostre elaborazioni @smileconomy.
Abbiamo simulato tre situazioni, legate a lettere scritte alla redazione del Corriere.
Nel primo caso abbiamo esaminato la situazione di un lavoratore pre 1996 (classe 1964) che ha iniziato a lavorare a 25 anni: qui la convenienza del riscatto di laurea sarebbe molto probabile. Riscattando quattro anni di studi, l’anticipo sarebbe infatti di poco superiore ai quattro anni, grazie all’effetto “leva” dovuto all’aumento biennale dei requisiti in funzione dell’aumento dell’attesa di vita: andando in pensione prima si “salterebbero” gli adeguamenti biennali.
Nel secondo caso ci siamo invece occupati di un 35enne con partita iva che, grazie ad un riscatto di 5 anni (3+2), ne potrebbe guadagnare circa 4 qualora i redditi restassero quelli attuali: non sarebbe infatti possibile raggiungere il requisito di pensione anticipata contributiva, che consente di anticipare di 3 anni il momento della pensione (64+ invece di 67+).
Al contrario, nel terzo caso, qualora i redditi (e i contributi) dovessero essere più elevati, potrebbe venire meno la convenienza del riscatto, con solamente 2 mesi di anticipo. In questi casi il fondo pensione potrebbe essere un’alternativa per sfruttare la deducibilità fiscale e per accantonare risorse in vista della propria longevità.
In sintesi, a seconda della propria storia contributiva, dell’essere pre o post 1996 e del valore dell’assegno, possono cambiare gli effetti del riscatto di laurea.
Dopo il video introduttivo, ecco il link al pezzo, con tutti i dettagli. Buona lettura!
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