Mentre iniziano ad essere chiare le prime ipotesi per le novità normative 2026, alcune domande di fondo in ambito previdenziale, come quelle sulla convenienza del riscatto di laurea, restano sempre attuali e immutate. Esiste una scelta “giusta”? Questa è la domanda che ci è stata posta dal Corriere della Sera Economia, alla quale abbiamo cercato di rispondere con le nostre elaborazioni @smileconomy in quattro articoli a firma di Andrea Carbone.
Nel pezzo principale abbiamo diviso l’analisi in due: gli effetti quando è possibile applicare il requisito di pensione anticipata contributiva (e il riscatto di laurea conviene di meno) e quando non è possibile farlo (in questo caso la convenienza del riscatto aumenta). Si tratta di una distinzione necessaria per i lavoratori che hanno contributi versati esclusivamente a partire dal 1996. Chissà poi che la possibile riforma 2026 non renda necessaria la distinzione anche per chi ha iniziato entro il 1995 (ma lo scopriremo presto, entro dicembre).
Il primo box di approfondimento è invece dedicato ai “beffati”: coloro che rischiano di andare in pensione più tardi in conseguenza del riscatto di laurea. Anche in questo caso, c’è lo “zampino” del requisito di pensione anticipata contributiva a spiegarne il perchè.
Nel secondo box invece siamo andati a parlare di “pace contributiva”: una misura sperimentale valida per il biennio 2024-2025 che, salvo proroghe, consentirà di inviare le domande solamente fino al 31 dicembre di quest’anno. Si tratta di una possibilità che, per i lavoratori che hanno iniziato a contribuire dal 1996 in poi, potrebbe rivelarsi vantaggiosa nei casi in cui il riscatto di laurea servisse ad anticipare il momento della pensione.
Il terzo e ultimo approfondimento è invece dedicato al costo del riscatto di laurea (tradizionale vs agevolato) e ai benefici fiscali concessi dalla normativa.
Per tutti i dettagli e per esplorare i vari temi, dopo il video di introduzione, trovate il pezzo. Buona lettura!
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