Che cosa significa investire “life cycle” e quali sono i vantaggi di questa metodologia? Ne abbiamo parlato in un articolo a firma di Andrea Carbone per Corriere .it con le nostre elaborazioni @smileconomy.
Il principio di base è chiaro e universalmente riconosciuto: maggiore è il tempo che manca al momento nel quale avremo bisogno delle risorse che abbiamo investito, maggiore è la quota di azioni che possiamo permetterci di avere. Viceversa, all’avvicinarsi del proprio obiettivo, dovrebbe diminuire il profilo di rischio.
Un principio che può essere adottato sia nel mondo degli investimenti in generale, sia in quello della previdenza integrativa.
Nella prima parte del pezzo ci siamo occupati di come investire per i propri figli, aprendo loro un fondo pensione e iniziando a versare ogni mese circa 60 euro (il valore dell’assegno unico di base, pari a 58,30 euro) per 6, 12 o 18 anni. Il mancato uso di un approccio life cycle emerge confrontando i risultati che si possono ottenere investendo in una linea a basso rischio invece che in una ad alto rischio. Versando da zero a 18 anni, la differenza (+34%) è infatti stimabile tra 16.835 (rischio alto) e 12.753 euro (rischio basso).
Ma un life cycle dà il meglio di sè sul lungo periodo: ipotizzando che quel figlio, una volta diventato maggiorenne, continui a versare quella cifra fino alla pensione, si evidenzia in modo inequivocabile la differenza tra un profilo di rischio basso (70.094 euro) e uno alto (205.184 euro), oltre che il tangibile valore che può avere educare i propri figli al risparmio fin dalla più tenera età.
Passando dalla teoria alla pratica, i dati relativi alle linee azionarie e obbligazionarie negli ultimi venti anni hanno riservato qualche sorpresa. Chi 20 anni fa avesse effettuato un versamento unico in una linea azionaria (dal 2005 al 2015), per poi passare ad una obbligazionaria dieci anni fa, avrebbe avuto tra il 2015 e il 2025 un rendimento medio annuo negativo, pur avendo ridotto il profilo di rischio. I rapidi cambiamenti nei tassi della BCE hanno infatti fatto crollare il valore degli investimenti obbligazionari (-18,5% nel 2022), rendendone lento e lungo il recupero.
Si tratta quindi di principi da calare nella realtà con attenzione, facendosi aiutare da consulenti ed esperti in grado di spiegare il rapporto tra tempo, rischio e rendimento.
Per maggiori dettagli e per le elaborazioni, dopo il video introduttivo, ecco il link al pezzo. Buona lettura!
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