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Riscatto della laurea, non è sempre un affare: chi guadagna anni e chi rischia di andare in pensione più tardi

Le regole sul riscatto di laurea sono rimaste invariate. Ma proprio per questo è importante essere consapevoli che non sempre il riscatto degli anni di studi comporta un pari anticipo nel momento della pensione. Ne abbiamo parlato in un articolo a firma di Andrea Carbone per Corriere .it con le nostre elaborazioni @smileconomy.

Per prima cosa, vale la regola che “prima si inizia a lavorare, maggiore è la probabilità che il riscatto di laurea possa servire” (e viceversa). Le tempistiche con le quali ci siamo laureati e poi abbiamo iniziato a contribuire già “scrivono” una parte del nostro futuro pensionistico.

Ma per chi ha iniziato a lavorare dal 1996 in poi, conta anche la possibilità di poter sfruttare o meno il requisito di pensione anticipata contributiva, che consente di andare in pensione tre anni prima se l’assegno pensionistico sarà pari ad almeno tre volte l’assegno sociale (3,2 dal 2030).

A seconda della propria storia contributiva, del valore dell’assegno e del fatto di essere dei lavoratori pre o post 1996, cambiano dunque gli effetti del riscatto di laurea.

Fino ad arrivare ai “beffati”, che a fronte del riscatto potrebbero concretamente rischiare di andare in pensione più tardi. E’ dunque fondamentale verificare, caso per caso, la propria posizione contributiva, e valutare di conseguenza.

Dopo il video introduttivo, ecco il link al pezzo, con tutti i dettagli. Buona lettura!

Clicca sul link qui sotto per visualizzare l’articolo su Corriere.it.

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