Una delle certezze della riforma pensionistica 2026 è che bisogna ridurre i modi per andare prima in pensione, contribuendo a tenere sotto controllo la spesa pensionistica. Ma quali regole ci attendono per il 2026 e per gli anni a venire? Ne abbiamo parlato in un articolo a firma di Andrea Carbone per Corriere .it con le nostre elaborazioni @smileconomy.
Il 2026 ha visto l’abolizione di Quota 103 (che era in vigore dal 2019, quando si chiamava Quota 100), di Opzione Donna (che era in vigore dalla riforma Maroni del 2004) e del “ponte” tra la previdenze (durato un solo anno), che consentiva di considerare i fondi pensione per poter andare in pensione in modo anticipato.
Se tre indizi fanno una prova, appare chiaro come al momento la tendenza sia quella di ridurre i modi per andare prima in pensione. Ricordiamo che nel 2024 l’età media effettiva di pensionamento secondo l’INPS è stata di 65 anni: una soglia ritenuta ancora troppo bassa dall’OCSE, che raccomanda di continuare sulla strada dell’aumento di questo valore.
Quali strade restano dunque per andare in pensione? Ci sono due requisiti per chi ha iniziato a lavorare entro il 1995 (pensione di vecchiaia o anticipata), mentre per chi ha contributi versati esclusivamente a partire dal 1996 il momento della pensione è legato (anche) al valore dell’assegno.
Nelle simulazioni abbiamo anche stimato l’incremento dei requisiti per le prossime decadi: al di là dell’incremento di 3 mesi tra il 2027 e il 2028, se l’attesa di vita dovesse continuare a crescere con costanza, i più giovani potrebbero rischiare concretamente di andare in pensione oltre i 70 o perfino 74 anni. Un motivo in più per pianificare fin da oggi non solamente le risorse per la propria pensione, ma anche i tempi.
Dopo il video introduttivo, ecco il link al pezzo, con tutti i dettagli. Buona lettura!
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