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Pensione, come riscattare i buchi contributivi? La guida dell’INPS

Come si possono colmare i buchi contributivi, e a che cosa può servire la pace contributiva? Queste le domande alle quali abbiamo risposto in un pezzo di Rita Annunziata per We Wealth, con i commenti di Andrea Carbone.

Per prima cosa, bisogna conoscere la propria situazione previdenziale: il punto di partenza è l’estratto conto contributivo, nel quale, anno per anno, si può verificare se ci sia o meno l’intera anzianità contributiva (misurata in settimane, mesi o giorni a seconda della categoria professionale).

In caso di errori ci sono fino a 5 anni di tempo per sanare eventuali irregolarità, che salgono a 10 in caso di omissioni da parte del datore di lavoro. Oltre tale orizzonte temporale, avviene la prescrizione. Da quest’anno è però possibile, in modo oneroso per il lavoratore, sanare irregolarità in caso di omissioni contributive anche dopo il termine dei 10 anni.

Quali altre possibilità ci sono, se si escludono errori o omissioni? Per tutti, c’è il riscatto di laurea, e solamente per chi ha iniziato a lavorare dal 1996 in poi, c’è anche la pace contributiva.

Si tratta di una misura sperimentale valida fino al 31 dicembre 2025, che consente di “tappare” fino a 5 buchi contributivi, con un importo legato alla propria retribuzione, rateizzabile in dieci anni e deducibile (un po’ come accade con il riscatto di laurea).

La domanda da porsi, prima di ragionare sulla pace contributiva è se sia utile: non sempre, infatti, aggiungere anni alla propria storia lavorativa può essere utile per anticipare il momento della pensione.

Per approfondire il tutto, dopo il video introduttivo, ecco il link al pezzo con le nostre considerazioni. Buona lettura!

https://www.we-wealth.com/news/pensione-inps-pace-contributiva

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