Nel corso del mese di agosto è iniziato il “valzer” delle proposte di riforma pensionistica per il 2026. Ed eccoci pronti ad analizzarle e provarne a stimare la portata e gli impatti. Lo abbiamo fatto per Corriere .it , con un articolo a firma di Andrea Carbone e con le nostre elaborazioni @smileconomy.
La prima ipotesi sul tavolo potrebbe in realtà essere una doppia proposta.
In primo luogo si ipotizzerebbe di estendere a tutti, quindi anche a chi ha contributi versati entro il 31 dicembre 1995, il requisito di pensione anticipata contributiva, che consentirebbe di andare in pensione tre anni prima (64) rispetto al requisito di vecchiaia (67), a patto di avere una pensione che superi una certa soglia. In questo caso, ai lavoratori “misti” sarebbe richiesto il ricalcolo integrale dell’assegno con il sistema contributivo.
La seconda novità potrebbe essere, apparentemente sempre per tutti, relativa al TFR lasciato in azienda. Per i soli dipendenti di aziende sopra i 50 dipendenti (sia pre che post 1996), il TFR lasciato in azienda (depositato presso il Fondo di Tesoreria INPS) potrebbe essere usato per contribuire a superare le soglie richieste della legge per poter andare con il requisito di pensione anticipata contributiva. Una sorta di “versione 2” del ponte tra previdenza complementare e pubblica, che in questo caso vedrebbe protagonista il TFR lasciato in azienda.
Il condizionale è d’obbligo, perchè da qui a dicembre, probabilmente, si susseguiranno proposte e affinamenti di riforme per il 2026.
Dopo il video introduttivo, ecco il link al pezzo, per iniziare a entrare nelle logiche delle possibili riforme. Buona lettura!
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