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In pensione a 64 anni: un miraggio per pochi

Il nuovo ponte tra previdenza pubblica di base e previdenza integrativa è molto chiaro nel suo messaggio: grazie ai fondi pensione i lavoratori post 1996 potrebbero andare in pensione prima. Ma perchè si tratta di una misura riservata a pochi? Le risposte con le nostre elaborazioni @smileconomy per il pezzo di Valentina Conte su Repubblica .it con i commenti di Andrea Carbone.

Il motivo della limitatezza della nuova misura è nella matematica: il requisito di pensione anticipata contributiva prevede oggi almeno 64 anni di età, con 20 di contribuzione. Chi sono dunque coloro che nel 2025 maturano questo requisito? I nati e le nate nel 1961. Ma devono aver iniziato a contribuire a partire dal 1996, quindi all’età di 35 anni. E qui risiede il motivo del piccolo impatto nel presente di questa misura.

Ci vorranno almeno 10 anni prima che il “ponte” consenta di aiutare un numero significativo di lavoratrici e lavoratori a poter beneficiare del requisito di pensione anticipata contributiva, che nel frattempo sarà probabilmente diventato superiore a 64 a causa degli adeguamenti per l’attesa di vita.

Una possibilità inedita dunque, che suggerisce un nuovo uso della previdenza integrativa (per andare in pensione prima), ma che farà sentire i suoi effetti solamente in futuro.

Per approfondire il tema, dopo il video, ecco il link con le nostre elaborazioni per Repubblica .it. Buona lettura!

Clicca sul link qui sotto per visualizzare l’articolo su Repubblica.it.

https://www.repubblica.it/economia/2024/12/23/news/pensioni_anticipate_64_anni_manovra_2025_millennials-423903196

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