Il riscatto della laurea non è un’operazione matematica. Riscattare infatti non significa automaticamente andare in pensione prima. Anzi, la beffa è a volte dietro l’angolo. Ne abbiamo parlato in un pezzo di Andrea Carbone con le nostre elaborazioni @smileconomy per Corriere .it.
Come spesso accade, è stato dato ampio risalto su Corriere .it ad un pezzo dedicato a chi desidera orientarsi sul riscatto di laurea: una tematica “calda”, che riguarda migliaia di laureate e laureati.
Nel pezzo abbiamo innanzitutto mostrato l’evoluzione dei requisiti pensionistici, per poi concentrarci sulle situazioni nelle quali il riscatto di laurea può servire: a volte si può anticipare di un pari numero di anni, a volte di uno inferiore. Altre volte ancora può non servire, ma si può perfino rischiare di finire più tardi in pensione.
La chiave per comprendere le varie situazioni è la propria storia contributiva: prima si inizia a lavorare, maggiore è la probabilità che il riscatto di laurea possa servire. Ma non solo: avere iniziato a studiare e/o a lavorare prima o dopo il 1996 può fare una grande differenza negli esiti.
Fino ad arrivare alla potenziale “beffa” per chi abbia iniziato a lavorare dopo il 1996, ma abbia studiato prima di tale data: in alcuni casi, quando si può godere della pensione anticipata contributiva, si rischia infatti di spostare in avanti l’età della pensione.
Caso per caso è necessario verificare la propria posizione, grazie ai simulatori INPS o al proprio consulente di fiducia.
Dopo il video introduttivo, ecco il link al pezzo, con tutti i dettagli. Buona lettura!
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